venerdì 16 novembre 2012

ALLATTARE: "A" COME AMORE

  


"L'allattamento al seno è l'inizio ottimale nella vita di un bambino. Normalmente, tutto quello che è considerato il "meglio" è spesso al di là dei tuoi sogni più arditi, mentre, in questo caso, il meglio è la cosa più normale ed a portata di mano."

 
Dal libro - L'arte dell'allattamento materno - La Leche League



La gravidanza,il parto e il diventare genitori,sono eventi che avviano un processo di trasformazione che coinvolge la persona,la coppia e la famiglia a più livelli.

La gravidanza è una trasformazione non solo fisica,che culmina con la nascita del  bambino che permetterà alla donna,ora madre,di prendere ancora più coscienza di questo ruolo.
Diverse sono le fasi di questo passaggio e un punto cruciale è rappresentato dall’allattamento.
 
Il tema dell’alimentazione e della crescita del bambino,rappresenta una fonte di ansie e preoccupazioni per le mamme che arrivano a dubitare della sopravvivenza e della salute del loro bambino. Questa forte preoccupazione,spesso attribuita ad un’eccessiva ansia materna, in realtà costituisce uno dei temi principali dell’organizzazione psichica peculiare delle neomadri, definita e descritta dallo psicologo D. Stern “Costellazione materna”.
Con la nascita di un figlio la donna entra in “… un’organizzazione psichica nuova e peculiare …” , definita da Stern “costellazione materna”. Secondo l’autore, psicologo clinico e noto studioso delle interazioni precoce madre-bambino, la costellazione materna è un vero e proprio “organizzatore psichico che determina nuove azioni, tendenze, sensibilità, fantasie, paure e desideri”.
 
Per attivare, sostenere e accompagnare la capacità delle donne di nutrire i propri bambini attraverso l’allattamento, è necessario tener conto della complessità, e al tempo stesso nella normalità, delle dinamiche psico-affettive che caratterizzano il “divenire madre”, nonché dell’attuale contesto socio-culturale che, soprattutto nelle grandi città, determina condizioni di solitudine e isolamento per le neomadri.

Partendo dall’osservazione che la costellazione materna non è nè universale, nè innata, ma si sviluppa quasi esclusivamente nelle madri delle società sviluppate, occidentali e postindustriali, si può affermare che le tematiche affettive che caratterizzano questa particolare configurazione psichica delle neo-madri, sono strettamente correlate alle condizioni sociali e ai contesti culturali in cui esse vivono l’esperienza della maternità.
 
Stern ha individuato come elementi costitutivi della “costellazione materna”, quattro “temi” affettivi, tra loro connessi, costruiti a partire dalle domande che la maggior parte delle neo-madri si pone, in relazione al bambino, a se stessa, all’ambiente che la circonda, in particolare quello familiare.
 
I. “Sarò in grado di garantire la vita e la crescita del mio bambino?” È il tema vita-crescita.
 
II. “sarò in grado di impegnarmi emotivamente con il bambino in modo autentico e assicurargli uno sviluppo psichico adeguato?” È il tema della relazione primaria.
 
III. “sarò in grado di creare una rete di supporti e chiedere aiuto?” È il tema della matrice di supporto.
 
IV. “sarò in grado di trasformare la mia identità da donna a madre, per permettere e facilitare l’adempimento di queste funzioni?” È il tema della riorganizzazione dell’identità.
 
 
Secondo Stern le società post-insustriali assegnano un grande valore ai bambini, alla loro sopravvivenza, al loro benessere e al loro sviluppo ottimale; ci si aspetta che il bambino sia desiderato e che la madre lo ami e la madre viene,in parte, valutata come persona a partire dalla sua partecipazione e dal successo che ottiene nel suo ruolo materno; ci si aspetta che il padre e altre persone forniscano un contesto di supporto in cui la madre possa svolgere il suo ruolo materno, per il periodo iniziale.
 
Purtroppo però oggi la famiglia, la società e la cultura non forniscono alle neo mamme quell’esperienza, quella formazione e quel supporto affinchè esse possano svolgere il proprio ruolo materno da sole, agevolmente e nel modo migliore, limitando le preoccupazioni.
 
In questo primo tema la domanda centrale che la donna si pone è quella relativa alla sua capacità di tenere in vita il bambino, di farlo crescere e alimentare adeguatamente. È questo il tema che spinge le donne ad essere preoccupate per l’incolumità del proprio bambino, mobilitando quei comportamenti ben noti agli operatori. Nelle prime notti a casa e anche in seguito, le mamme controllano spesso il proprio bambino che dorme per vedere se respira, temono che possa cadere dal fasciatoio, annegare durante il bagnetto e che spesso vengono etichettati come sintomi di un’ansia eccessiva. In questa prospettiva è utile comprendere come le decisioni relative all’allattamento, al seno o con biberon, essendo legate al bisogno di riuscire ad alimentare il piccolo per garantirgli la sopravvivenza; siano legate a questo “tema” profondo.
 
Già dall’inizio della gravidanza ogni donna, in modo più o meno consapevole, comincia a chiedersi, se sarà in grado di mettere al mondo un figlio e farlo crescere, se saprà amarlo rispondendo alle sue esigenze e infine se sarà come la propria madre o addirittura più brava.
 
Durante la gravidanza, si creano le condizioni, perché una donna diventi anche madre e si prepari a pensare per due; si comincia a vedere come madre e si costruisce un’immagine mentale del figlio.
 
La nascita diventa quindi un momento cruciale in quanto il bambino immaginato dalla madre incontra il bambino reale. Il primo gesto della madre sarà quello di assicurarsi che sia vivo: ha bisogno di ri-appropriarsene, di sentire il peso del suo corpicino, di toccare la sua pelle, di controllare il suo tono muscolare, di sentire che sia ben caldo e reattivo, di constatare lei stessa che sia vivo. Il momento in cui il bebè viene deposto sul ventre o sul petto della madre subito dopo il parto segna questa tappa fondamentale. Una volta rassicurata su questo punto, la madre può finalmente dedicarsi all'incontro con questo nuovo membro della famiglia. In questa fase di riappropriazione, scopre le sue caratteristiche, sia fisiche che comportamentali. E' a questo punto che si produce nella madre una sorta di integrazione tra i tratti del carattere del bebè che sta scoprendo e l'immagine mentale che si era costruita prima di quest'incontro. Il ruolo delle persone che si trovano attorno alla madre, che siano i membri della famiglia o il personale ospedaliero, risulta fondamentale.
 
Un ambiente che conferma o meno le capacità materne determina la percezione che la madre può avere di sé come competente. Se la madre è sostenuta nello sviluppare un senso di adeguatezza e fiducia nelle sue competenze, può arginare le preoccupazioni relative alla vita del suo neonato e vivere con soddisfazione questa esperienza. All’opposto può sentirsi travolta da una responsabilità a cui non riesce a far fronte, e sentirsi totalmente dipendente da altre figure che la garantiscono rispetto al benessere del suo bambino.
Una buona riuscita dell’allattamento è cruciale, in quanto un’esperienza negativa, segnata da un eccesso di paure per l’inadeguatezza della propria capacità di nutrire il bambino, comporta l’ accentuarsi di tutte le paure sopracitate.
 
Le maggiori preoccupazioni riguardano il sentirsi inadeguata e in difetto. Nelle madri che sono alla seconda maternità si instaura un significato diverso di questo tema. Infatti il pensiero del bambino a casa e del neonato fa si che la madre provi questo senso di angoscia e paura perché pensa di “tradire“ il bambino che ha a casa con questo nuovo arrivato ed allo stesso tempo ha paura di non riuscire ad amare questo bambino come ha amato il primo.
 
Anche in questa fase risulta fondamentale il sostegno da parte delle persone vicine alla donna come possono essere la famiglia o le ostetriche in modo da renderla consapevole che questo bebè, questa persona, diventerà il proprio bambino ed è proprio l'amore e la specificità di questo amore che faranno di questo bambino il loro bambino, indipendentemente dal fatto che sia il primo o meno.
 
Per la donna la paura fondamentale rispetto alla matrice di supporto è quella di non essere in grado di crearla e di conservarla. La possibilità di riferirsi alla propria madre, come figura affettiva supportante, dipende dalla relazione che ogni donna ha avuto e ha con essa.
 
Per alcune donne ad esempio, il rapporto con la propria madre può essere segnato da una dipendenza che mantiene i caratteri della dipendenza infantile; in queste situazioni la donna fatica a trovare una sua autonomia di madre, appare remissiva e tende a far proprie le modalità di cura della madre. Queste osservazioni permettono di leggere quelle dinamiche ,spesso giudicati in modo superficiale dagli operatori, in cui si osserva un ruolo dominante della madre della donna, rispetto alla cura del bambino e in alle scelte fatte per nutrirlo. Il prezzo che una mamma, eccessivamente confusa o dipendente dalla propria matrice di supporto, paga è solitamente in termini di autostima, autonomia, indipendenza o dignità.
 
Nel cercare la relazione con la matrice di supporto, la madre ha bisogno e vuole essere considerata, valorizzata, apprezzata, aiutata e consigliata da una donna benevola, più esperta, come può essere l’ostetrica, che stia inequivocabilmente dalla sua parte. Questa figura è fondamentale per la madre in quanto la sua presenza le permette di interpretare il proprio ruolo di madre. Le donne attribuiscono questa funzione a una qualsiasi persona che in ospedale le chieda come sta?, come va con l’allattamento?, come sta il bambino?, mostrando così interesse ai suoi bisogni; questa figura può essere anche un’ infermiera o un’ausiliaria delle pulizie. Ciò che conta, sul piano emotivo, è l’interesse, la disponibilità e l’atteggiamento non-giudicante che viene percepito;di ciò dovrebbero tener conto le ostetriche, i pediatri e tutte le altre figure sanitarie che si rapportano alla madre, riconoscendo che il loro potenziale ruolo di “matrice di supporto” è possibile solo se si pongono in una relazione “benevola” e non-giudicante nei confronti della donna.
Il tema ultimo tratta il bisogno della madre di trasformare e riorganizzare la propria identità. La donna deve necessariamente riuscire a spostare il centro della sua identità, da figlia a madre, da moglie a genitore, da donna lavoratrice a madre di famiglia. Senza queste trasformazioni gli altri tre temi della costellazione saranno inevitabilmente compromessi.
 
Questo tema della riorganizzazione dell’identità è sia causa che effetto del nuovo coinvolgimento con le figure materne della matrice di supporto descritte precedentemente ed è una necessità evidente in quanto la madre si trova a modificare i suoi investimenti emotivi, la gestione del suo tempo e delle sue energie e le sue attività. In questo momento la necessità di modelli farà rivivere alla donna la storia delle sue identificazioni con sua madre e con altre figure genitoriali/materne che le forniranno i modelli di cui ha bisogno.
La madre ha appena scoperto un bimbo o una bimba, il suo peso, la sua lunghezza, il colore dei capelli, comincia ad abituarsi ai tratti del suo viso, alle caratteristiche fisiche, comincia a conoscere i suoi ritmi, a scoprire i tratti del suo temperamento e il suo comportamento. E' a questo punto che si produce nella madre una sorta di integrazione tra i tratti del carattere del bebè che sta scoprendo e l'immagine mentale che si era costruita prima di quest'incontro.
 
Ed è a questo punto che diventa fondamentale il ruolo interpretato dalle persone che si trovano attorno alla madre, che siano i membri della famiglia o il personale medico. Sin dalla nascita del bambino, infatti, la madre è psicologicamente aperta: ha bisogno di scoprire chi è questo bambino misterioso che per tutto questo tempo si è formato dentro di lei, è alla ricerca di qualunque indizio che le permetta di orientarsi in questa situazione completamente nuova e ciò che viene detto durante i primi giorni dopo il parto si fisserà in maniera più o meno indelebile nella sua mente.
 
Questo primo periodo può influire profondamente sulla relazione che avrà con il bambino e rinforzare una rappresentazione preesistente, sia positiva che negativa. Già nei primi giorni la madre elabora il desiderio di essere valorizzata, aiutata, di ricevere insegnamenti ed essere apprezzata da una figura materna. Questa figura spesso viene identificata in una qualsiasi altra persona, come già detto in precedenza, che si prende un momento di tempo per condividere con la madre un’esperienza e dare un incoraggiamento sincero. Questi incontri, la maggior parte delle volte, sono, a livello emotivo, più importanti di quelli con le ostetriche o con i medici che a volte si limitano a dare informazioni tecniche.
 
Restando nello specifico dell’ostetrica, sarebbe bene che quest’ultima instaurasse con la donna un’alleanza terapeutica caratterizzata dall’essere più attiva, meno distaccata emotivamente, più libera di “agire” nel senso di fare visite a casa, dare consigli, toccare la donna e così via, e più concentrata sulle risorse, sulle capacità e sugli elementi positivi piuttosto che sulla patologia e sul conflitto. Ciò permetterebbe all’ostetrica di diventare una particolare matrice di supporto che potrà confermare, sostenere , contenere e valorizzare la madre, in modo che le funzioni materne vengano liberate o scoperte e facilitate.


Vediamo ora alcuni punti delle linee guida per favorire l'allattamento materno, per garantire che sia percepito come "una cosa normale"  e sia sostenuto adeguatamente anche nelle strutture ospedaliere.

Ambiente favorevole
1.3.1 Il sostegno all’allattamento deve essere disponibile ovunque,indipendentemente dalla sede dell’assistenza.
1.3.2 Tutti coloro che prestano assistenza (ospedali e consultori) dovrebberoavere una linea di indirizzo scritta sull’allattamento, che sia comunicata atutto il personale e ai genitori. Ogni struttura sanitaria dovrebbe designareun responsabile dell’implementazione delle linee di indirizzo.
1.3.3 Tutti gli operatori del settore materno-infantile (che lavorino in ospedale onell’assistenza primaria) dovrebbero implementare un programmastrutturato di promozione dell’allattamento al seno e valutato dall’esterno,adottando l’iniziativa Ospedale amico del bambino come standard .
1.3.4 È prioritario che gli operatori sanitari dedichino un tempo sufficiente adoffrire sostegno alla madre e al bambino durante l’avvio e il proseguimentodell’allattamento al seno.
1.3.5 Quando l’assistenza postnatale è fornita in un ospedale, si dovrebbecreare un ambiente favorevoleall’allattamento al seno. Ciò prevedel’organizzazione di:
• rooming-in nelle 24 ore e, quando possibile, contatto continuo pelle a pelle
• ambiente che favorisca la privacy
• adeguato riposo per le donne senza interruzioni causate dallaroutine ospedaliera
• possibilità di mangiare e bere a richiesta.

1.3.6 Il latte in formula non dovrebbe essere dato ai bambini allattati al seno se non in caso di indicazione terapeutica.
1.3.7 Non dovrebbero essere distribuiti pacchi commerciali, per esempio quelliche vengono dati alle donne quando sono dimesse dall’ospedale,contenenti latte in formula o pubblicità per il latte in formula.
1.3.8 Le madri che lasciano l’ospedale subito dopo il parto dovrebbero essere rassicurate che questo non inciderà sulla durata dell’allattamento.
1.3.9 I materiali informativi scritti sull’allattamento come unico interventoeducativo, senza contatto personale, non sono raccomandati.

Iniziare con successo l’allattamento al seno
 
1.3.10 Nelle prime 24 ore dopo il parto le donne dovrebbero ricevere informazionisui benefici dell’allattamento al seno, sui benefici del colostro e sui tempidella prima poppata. Il sostegno dovrebbe essere culturalmente adeguato.
1.3.11 L’inizio dell’allattamento al seno dovrebbe essere incoraggiato il più presto possibile dopo la nascita, idealmente entro un’ora.
1.3.12 La separazione della donna e del suo bambino entro la prima ora del parto per le procedure post natali di routine, per esempio il peso, la misurazionee il bagno, dovrebbero essere evitate, a meno che non siano richieste dallamadre o siano necessarie per l’assistenza immediata al bambino.
1.3.13 Le donne dovrebbero essere incoraggiate a stare in contatto pelle a pelle con il proprio bambino il più presto possibile dopo il parto.
1.3.14 Non è raccomandato chiedere alle donne di scegliere il metodo di alimentazione del bambino prima del termine del primo contatto pelle a pelle.
1.3.15 Fin dalla prima poppata, si dovrebbe offrire un sostegno competente sull’allattamento (da un operatore sanitario, da mamma a mamma) per consentire alle donne di trovare una posizione confortevole e per assicurarsi che il bambino si attacchi adeguatamente al seno, in modo da dare avvio ad un’alimentazione efficace e prevenire il dolore ai capezzoli e le ragadi.
1.3.16 Un sostegno aggiuntivo nel posizionare e attaccare il bambino dovrebbe essere offerto alle donne che hanno avuto:
• un narcotico o un anestetico generale, perché inizialmente potrebbe ritardare l’attacco da parte del bambino
• un taglio cesareo; in particolare la madre va aiutata nel muovere e posizionare il bambino per proteggere la ferita addominale
• un ritardo nel primo contatto con il loro bambino.
 
Continuare con successo l’allattamento
 
1.3.17 Le donne andrebbero incoraggiate ad allattare senza restrizioni di frequenza e di durata delle poppate.
1.3.18 Le donne dovrebbero essere informate sul fatto che i bambini generalmente smettono di poppare quando sono soddisfatti, il che può avvenire anche dopo aver poppato solo da un seno. Se dopo aver poppato da un seno il bambino non appare soddisfatto, andrebbe offerto anche l’altro seno.
1.3.19 Le donne dovrebbero essere rassicurate che il lieve fastidio all’inizio dell’allattamento nei primi giorni è comune, ma deve risolversi nei giorni successivi.
1.3.20 Le donne dovrebbero essere informate che se il loro bambino non si attacca adeguatamente può essere incoraggiato, ad esempio stimolando delicatamente con il capezzolo le labbra per far sì che apra la bocca.
1.3.21 Le donne dovrebbero essere informate sugli indicatori di adeguatezza di attacco, posizione e suzione e sulla valutazione dell’adeguatezza della poppata.
 
1.3.22 Le donne dovrebbero essere informate sull’esistenza di gruppi locali di sostegno all’allattamento.
[...]
 
1.3.26 L’allattamento complementare con liquidi diversi da latte materno non è raccomandato.
[...]
 
 

Esistono anche situazioni particolari in cui l'allattamente dovrebbe essere incoraggiato, come dopo un parto casareo o nella nascita dei gemelli.

Il primo contatto con il bambino potrebbe essere rimandato e non in tutti gli ospedali c’è la possibilità di attaccarlo subito al seno. E’importante per tutti gli aspetti della ripresa fisica e per l’avvio dell’allattamento fare in modo che si possa iniziare precocemente.
 
Potresti sentirti stanca e affaticata dovendo rimanere sdraiata a letto perciò la posizione migliore potrebbe essere quella in cui il tuo bimbo è adagiato su di un cuscino di fianco a te e il seno corrispondente a quel lato è quello che gli offrirai, leggermente girata su quel fianco con il braccio alzato e portato dietro la tua testa.
 
Un'altra posizione è quella in cui il bimbo è adagiato sul tuo torace e tu lo puoi sorreggere con un braccio senza che pesi sulla tua pancia.
 
Chiedi sempre aiuto alle ostetriche della sala operatoria e del reparto.
 
Fatti aiutare da tuo marito a posizionare bene il bimbo nel letto accanto a te ben protetto da cuscini o tirando su la sbarra del letto.
 
Cerca di richiedere che se il bimbo sta bene, non rimanga nella culla termica per troppo tempo impedendo l’attacco precoce.
 
Chiedi che il bimbo venga portato a richiesta e sia favorito il rooming- in (24 ore su 24 con te)
 
Non sei obbligata a soffrire se hai dolore, se riesci a rilassarti allatterai meglio.
 
Posiziona un cuscino in mezzo alle gambe per ridurre lo sforzo sull’addome.
 
Posiziona un asciugamano sulla pancia se il bimbo è sul tuo torace e da dei calcetti.
 
Non esitare a chiedere aiuto per alzarti, metterti comoda, farti porgere il tuo piccolo.
 
A casa cerca aiuto per le faccende domestiche e trova il tempo per rilassarti.
 
Ricorda che l’allattamento al seno, anche in caso di un intervento chirurgico, permette una ripresa più veloce e una maggiore soddisfazione.
 
Allattare i gemelli
 
Come ogni inizio speciale, ecco come rendere possibile l’allattamento “doppio”:

 
• farsi aiutare da qualcuno per le faccende domestiche (nonne, mamme, studentesse, baby sitter…)
 
• preparare cibi e conservarli
 
• avere a disposizione tante bevande e cibi per colmare il bisogno in seguito al dispendio di energie (ma non mangiare il doppio, bere quando si sente lo stimolo,mangiare quando c’è appetito)
 
• seguire i ritmi dei bambini e riposarsi quando anche loro riposano
 
• munirsi di cuscino per l’allattamento
 
Si può pensare di allattare prima uno e poi l’altro oppure tutti e due insieme:
 
• adottare la posizione classica sottobraccio e la posizione a rugby contemporaneamente
 
• adottare la posizione rugby per entrambi ( i piedini dietro la schiena, le testine sul cuscino)
 
• iniziare prima con uno e dopo poco attaccare anche l’altro bimbo
 
• sperimentare le diverse posizioni
 
• imparare a conoscere prima uno e poi l’altro bimbo, saranno diversi nel comportamento! Si può pensare di svegliare prima un piccolo e dopo mezz’ora l’altro piccolo, alternando chi svegliare per primo ma prenderanno un loro ritmo
 
• tenerli accanto al letto e non in stanza separata
 
 
E come diciamo sempre mamme, mettetevi in ascolto, fidatevi, credete in voi stesse, perchè questa relazione d'amore è normale, naturale e nessuno può portarvela via!
 
 
 
Bibliografia:
  • D.Stern, La costellazione materna,Torino,1995, Ed. Boringhieri, pag. 171.
  • N. Bruschweiler, L’esperienza della maternità, Marzo 2000, dal Convegno ACP di Torino, www.vocidibimbi.it/Mondobimbo/Approfondire/esperienza_della_maternita.htm
  • Tesi di Lauea di dssa Ostetrica Stefania Miglierina
  • National Institute for Health and Clinical Excellence Luglio 2006Assistenza di routine in puerperioalle donne e ai loro bambiniNice linee guida cliniche n°37 . A cura del Centro Nazionale per l’Assistenza Primaria.
  • "L'arte dell'allattamento materno" - La Leche League
  • Pagina "Io lo amo,io lo proteggo, io lo allatto"
 
 

Nessun commento:

Posta un commento