venerdì 27 aprile 2012

SUL DOLORE…


Parliamo di questo argomento perché è molto spesso il più discusso.
Sul dolore in sé mi viene da dire che è un segnale di qualcosa nel nostro corpo che non va bene,che fa male e che ha bisogno di cure, di attenzione. Se proviamo dolore ci spaventiamo, non siamo tranquilli e cerchiamo subito un rimedio. La malattia porta dolore, il danno fisico porta dolore.
Il dolore del parto NON è LA STESSA COSA. Assolutamente no. Non è un dolore “cattivo”, non è indicazione di qualcosa che non va ma di qualcosa che procede, che va avanti per il suo corso fisiologico. Ci serve, ci aiuta… sembra strano ma è proprio grazie a quella sensazione che possiamo capire che qualcosa sta cambiando nel nostro corpo, che presto qualcosa di magnifico accadrà ma non sarà inaspettato, noi saremo lì pronte ad accoglierlo… perché ci ha avvertito prima!
Capite cosa voglio dire? Se un evento così intenso, così forte e di cambiamento non fosse doloroso, probabilmente non avrebbe lo stesso valore, partorire non sarebbe l’evento più appagante della nostra vita di donne, sarebbe si magnifico, ma quel “passaggio” un po’ magico, un po’ anche traumatico del divenire madre, non avverrebbe allo stesso modo.
Bisogna tener conto che la contrazione è come un’onda del mare… datevi un minuto per provare a immaginarla….vedete come fa? va e viene, viene e va….arriva lenta, lambisce il nostro ventre, ci porta in contatto con tutte le fibre del nostro corpo e poi , lentamente si allontana… ci concede una pausa.
Ma in quella pausa c’è tutto. C’è un mondo che si apre, ci sono gli ormoni della felicità(le endorfine), quelli dell’amore(l’ossitocina) che entrano in circolo e si entra  in uno stato dove l’ essere è puro e completamente immerso nel profondo. La donna è completamente concentrata su di sé,estranea dal mondo razionale che la circonda, abbandonata ad una sensazione completamente diversa dal dolore.
Si può provare a immaginare la contrazione come un grande abbraccio? Un abbraccio che accoglie il vostro bambino nel mondo. (non sono parole mie…le ho sentite nel film “orgasmic birth”, però le ho fatte mie perché penso sia una bellissima immagine).
Se si riesce ad immaginare questo forse può esserci un barlume di consolazione, forse ci si può sentire meno perse.
Bisogna ricordarsi poi che in tutto il percorso del travaglio e del parto non si è soli…ci sono le persone che scegliamo noi, i luoghi in cui ci sentiamo più protette, la musica, l’acqua, i massaggi…  varie possibilità per riuscire a “stare dentro” al dolore ( non ad “affrontarlo”, non stiamo combattendo contro nessuno!). Sembrano belle come possibilità, no? Ad esempio se abbiamo l’epidurale non possiamo entrare in acqua, nessuno ci fa i massaggi…e intanto lui o lei là dentro continuano a sentire,a provare sensazioni, a sentire anche dolore… ma noi non sentiamo le stesse cose, perché non è la stessa cosa se si mette un“silenziatore” (analgesico).
Ora non voglio dire che chi non vuole debba provare il dolore per forza, ma dico che ci si può provare a viverlo in un modo diverso, che ci si può arrivare preparate, che è utile fare un lavoro su di sé e dentro di sé per riuscirci. Bisogna anche credere un po’ di più nelle proprie capacità e potenzialità!

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