sabato 8 ottobre 2011

Riflessioni sul NASCERE A CASA. Dal sito www.dydmedicinaintegrativa.it

Riflessioni sul NASCERE A CASA
Dal sito www.dydmedicinaintegrativa.it

Illustrare e mettere in luce il significato e il valore di una nascita che avviene in casa non è impresa da poco! Ma visto che questo tema ci piace particolarmente… ci proviamo… Partiamo da un dato certo, in cui molti si riconosceranno: il parto in casa oggi è considerato dalla stragrande maggioranza delle persone (inclusi gli addetti ai lavori) un tabù: NON se ne parla, NON è un argomento che sfiora i pensieri di una coppia in attesa. Nei corsi prenatali è raro trovare genitori che facciano domande sulla possibilità di partorire il proprio bimbo a domicilio! Le richieste sono poche…ma perché? Eppure gli studi più recenti e la letteratura scientifica affermano che il parto “programmato” a casa è più sicuro per mamma e bambino rispetto ad una nascita in ambiente ospedaliero dove si ricorre ad interventi di routine. Ma né le istituzioni né i neogenitori sembrano essere sensibili a tutto questo … e si continua ad alimentare la paura e la filosofia del “e se succede qualcosa”?

Proviamo a fornire qualche spiegazione.
Cosa intendiamo con evento sicuro? Quali garanzie ci sono a casa?
Il parto a domicilio avviene nell’ambito della fisiologia: un momento di grande salute in cui la biologia femminile esprime tutta la sua forza e potenza. Fisiologiche sono tutte quelle funzioni che non hanno bisogno di aiuti esterni e tantomeno tecnologici per avvenire. L’etimologia stessa della parola è data da fisio = natura e logico = processo fisico naturale. Quindi, per avere degli esiti favorevoli, con dati, numeri e percentuali di mamme e bambini in miglior stato di salute alla nascita, bisogna cercare di stare nella fisiologia, di non alterarla!
Ottenere ciò, a casa, è molto più semplice e naturale in quanto il controllo è dato alla coppia. E’ la coppia che sceglie questa strada, è la coppia che decide “quando” chiamare le ostetriche conosciute in gravidanza e con le quali si è creato un rapporto di reciproca fiducia.
Le ostetriche entrano in casa del nuovo nascente in punta di piedi, silenziosamente, chiedendo il permesso! A casa la donna usa le sue risorse, con i suoi tempi ed i suoi ritmi. Anche il bambino viene accolto in modo fisiologico – e qui si potrebbe aprire un intero trattato - nessuno lo disturba perché non c’è bisogno di fare niente se non tenerlo al caldo con sua madre e suo padre!
Noi ostetriche ci limitiamo a vigilare, osservare, ad esserci… senza necessariamente compiere interventi esterni. Seguiamo linee guida nazionali e siamo attrezzate per l’emergenza di 1° livello. Ma le linee guida non sono protocolli imperativi: sono una “guida”, uno strumento di riferimento per assumere decisioni, raccomandazioni per compiere scelte, scelte però da condividere sempre con la diretta interessata: la donna! La donna, nella propria casa, fa lei… quante donne, in relazione alla nascita del proprio bambino, pensano:”ok piccolo, siamo io e te a giocare la partita! Stai tranquillo, mamma ce la fa! Sono capace… o almeno ci provo! So che anche tu conosci la strada o almeno proverai! Bene, coraggio, ci aiuteremo a vicenda!... .Non siamo soli, c’è anche papà, qualcosa saprà fare pure lui! (?) Ah, poi le ostetriche… loro ne hanno viste di nascite!!!”
Quante donne oggi decidono di assumersi la responsabilità della nascita del proprio figlio?
Di solito dicono: “… Andiamo lì a partorire ne ho sentito parlar bene… sono bravi! … Sapranno cosa fare! … Le ostetriche sono bravissime e ti aiutano… poi c’è l’epidurale, al limite il taglio cesareo… sì, lì te lo fanno!...” Questi pensieri denotano la volontà di attribuire a risorse esterne e ad altri ogni competenza: aspettative altissime, responsabilità circa l’esito del parto scaricate tutte su operatori sanitari e ospedale! Ma questi sono spesso i pensieri degli stessi operatori dei punti nascita che, così facendo, favoriscono questa mentalità di delega, in grado di creare dipendenza. E’ così che nasce l’ostetricia “difensiva”, in cui solo il seguire interventi standard preserva dalle denunce – “… io ho seguito i protocolli…” -, ci si sente “protetti” e al “sicuro” nell’ambiente medicalizzato anche se le percentuali di ricorso ad induzioni farmacologiche e parti operativi cresce a dismisura: meno salute per donna e bambini, maggiore spesa sanitaria per tutti.
Perché allora stupirsi dell’esistenza di così tanti “pregiudizi” sul parto a casa e così poche richieste?
Decidere per il parto a casa presuppone “cambiare” in prima persona il modo di affrontare la nascita e, soprattutto, acquisire piena consapevolezza delle tante e significative potenzialità che sono in tutti noi!
La decisione di compiere una scelta così diversa da quello che “fanno tutti” va attentamente ponderata, ci si deve interrogare a fondo, riflettere.

Si tratta di compiere un percorso, un viaggio non facilissimo, come per tutto ciò che va controcorrente e che non trova un’immediata approvazione da parte di amici, parenti, ginecologo. Un percorso che però riflette e risponde a bisogni profondi di protezione, personalizzazione, unicità, intimità, … un percorso che porta a grandi soddisfazioni!
“Chi ben comincia è a metà dell’opera”
(detto popolare)

Le Ostetriche del Centro Jesta

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